Le Palle di Mozart

un vecchio blog

  • Palle di Mozart?

…l’affondamento del cinastic

Posted by palledimozart on 12/07/2008
Posted in: Senza categoria. 1 commento

 

 

Se le palle tue strappassi

Posted by palledimozart on 11/01/2008
Posted in: poesia, sezione noi. 1 commento

Se all’esame andassi
e per caso non tornassi
ti arrabbieresti tu
per non vedermi più?
Fossi il lupo che ti mangia
o la barca che si spacca
o la neve sopra il tetto
la tormenta con il freddo
se prendessi la tua vita
la bloccassi sul più bello
non sarebbe proprio quello
di cui rideva cappuccetto?
Ma se all’esame non andassi
e me ne uscissi a fare due passi
e mi lasciassi dietro dei sassi
verresti a cercarmi tu?
E non sarebbe forse quello
della tua vita un gran bel pezzo
che si stacca e non ritrorna più?
Non rimarresti un po’ perplessa
mia cara professoressa?

Il dolce cuore di nocciola delle palle di Mozart

Posted by palledimozart on 01/11/2007
Posted in: poesia, sezione noi. 1 commento

… Davano poche ore al cuore

Davano poche ore al cuore

io non avrei detto niente

perché non era affar mio

dopotutto s’erano già spente

le sirene e le voci stanche.

 

Io non davo tempo al tempo

perché perdevano colore

a quattro a cinque a sei

sulle aiuole le margherite

oppure qualche volta le viole.

 

Ma che cosa ti girava in mente

a questo non ero indifferente

quattro salti e poi ballare

per me non era normale

mi avrebbero di certo frastornato.

 

Davano un liquido verde

a chiunque volesse berne

io ricordo quattro stracci

e una scopa nell’angolo

che nessuno avrebbe usato.

 

Infatti tutto quanto era sporco

si coloravano la testa

ma intanto la polvere negli angoli

sul telefono, da sottoterra

saliva e si posava ovunque.

 

Non era libertà vera, chiamarla

non si può. E a pensarci

facevano bene, bene sul serio

a dare poche ore al cuore

non era la serata adatta.

 

Qualcosa si sarebbe piantato

tra l’aorta la costola e il collo

di lì non si sarebbe mosso

e come un tappo in un botto

avrebbe fatto esplodere il corpo.

 

Davano soltanto ai cieli alle strade

l’autorità per dare un responso

lassù, dicevano, c’è il sole le stelle

qua si respira a malapena

ma potessimo uscirne, sarebbe bello.

 

Bello davvero e andare all’insù

per una volta anziché all’ingiù.

Teddy Bevitori

e le palle stanno a guardare

Posted by palledimozart on 26/10/2007
Posted in: Senza categoria. 1 commento

IN UN SOGNO ASSONOMETRICO

muta, come il telefono
di notte,
la figura nello specchio si fa
sottile in un’improvvisazione
di petardi e forchette.

è un’ape-pesca ocra che respira
a fatica, con tagli alla bocca da cui
escono miele e tessere
di mosaico.

un vampiro può invitarla
a ballare un pezzo veloce
                                    al centro
della pista, fra due fascette azzurre luminose
                                    al centro
di occhi verdi e capelli rossi,
fissi sulla scala di servizio.

Geremia Xenos

Dibattendo le palle di Mozart

Posted by palledimozart on 20/10/2007
Posted in: saggi, salaborsatoday-musica, sezione gli altri, sezione noi. 1 commento

Shock!!! Dibattito: Paul meglio di John??

Questa pagina insolita la scrivo perchè ho sentito Let it be (il disco) dei Beatles per la prima volta. Prima, ero più che convinto che il genio fosse john, adesso, cambio idea. Il disco è quasi tutto opera di Paul, e lascia senza fiato, per  tutte quelle cose… Be’, insomma, come si fa a descriverlo? Andate a sentirlo!

Ma davvero Paul è meglio di John? La domanda è importantissima per tutti quelli che ascoltano musica. E’ meglio il geniale ma razionale autore che sa di essere soltanto uno che fa musica? O l’hippie eroinomane che pur picchiando la moglie inventa il pacifismo? E’ meglio Paul, comune mortale che mai passerà davvero alla leggenda visti anche i nuovi soldi che dovrà sborsare per un divorzio patetico con una storpia, o uno che è diventato l’idolo ribelle di tutti quanti credono in un mondo migliore?

La differenza sta qui: uno scrive canzoni con lucidità parlando d’amore e riempiendoti il cuore con capolavori senza tempo ( the long and winding road). L’altro scrive capolavori senza tempo senza avere la giustezza di giudizio che gli fa abbassare il capo e riconoscere la sua piccolezza naturale; e, in mezzo al delirio, scrivendo cazzate come Strawberry fields forever o Lucy in the sky with diamonds che, diciamocelo una volta per tutte… chi cazzo se ne frega dei campi di fragole?

Al tempo di Let it be, 1969, Paul, l’unico rimasto lucido, ancora era capace di progettare un album perfetto nella sua giustezza di suoni e coerenza di temi. John aveva sposato una giapponese e voleva soltanto sciogliere il gruppo. Si aggiunga che è Paul l’inventore del Concept di Sergent Pepper e non John, che anzi remava contro ad un progetto che avrebbe fatto la storia in ogni senso. Si aggiunga che Abbey Road, uscito sei mesi prima di Let it Be mentre John già sposava la giapponese e si bucava, è un disco allucinante da quanto è bello ( con la voce di paul che conclude il disco dicendo "Her majesty is a pretty nice girl but she doesn’t has a lot to say").

Il dubbio che pongo quindi riguarda tutti quelli che abbiano nella loro vita sposato l’idea che l’artista maledetto e sognatore vinca contro quello razionalmente in grado di capire e svolgere adeguatamente il proprio ruolo. Per fare degli esempi: Hendrix contro Zappa, Jim Morrison contro Battisti, Lou Reed contro Bob Dylan, Morgan contro Samuele Bersani, Syd Barrett contro… (no: syd Barrett è al di sopra di questi discorsi, a pensarci sta in entrambe le categorie).

La domanda nella quale traduco la domanda iniziale (Paul meglio di John?) è: l’arte cambia il mondo ed è in grado di trasumanarsi nella figura di un’artista maledetto, oppure è soltanto una disciplina artigiana che dal basso e con impegno può venire portata con umiltà a livelli eccelsi? Maglio un poveretto come Paul che anche adesso non fa che figure patetiche (però ha scritto Let it Be), o un super super man che scrive una cazzata idiota come Imagine e tutti cadono ai suoi piedi?

Sono spunti più che spunti per un dibattito che può essere più che un dibattito. Chiedo scusa per la confusione dell’esposizione.

Teddy

Tempo di palle, tempo di Mozart

Posted by palledimozart on 16/10/2007
Posted in: Senza categoria. 1 commento

Per la serie c’è chi ti piglia per il culo e chi no(tto): Alì Babà mai lo fa,  garantisce onestà!

 

Vivo strani giorni,

impietosito dallo specchio

mi vedo sconfitto,

mi sento abbandonato.

Mi lascia la volontà

mi abbandona la speranza:

solo un ricordo di amore mi può salvare.

Lo sento scorrere veloce,

ma corre lento e la sua danza mi innervosisce,

il tempo: lo conosco male,

lo invidio troppo,

per stringerlo con forza.

 

Il dovere mi si impone,

imperativo ultimo della giornata

sembra essere solo il dolore,

la stanchezza mi trascina lontano

da me.

Apro gli occhi dove non vedo

Respiro aria incolore,

ma cado dolcemente

su un prato d’erba.

E poi non esisto,

più.

Alì Babà

 

Le Palle Di C.

Posted by palledimozart on 09/10/2007
Posted in: comunicazioni, poesia, sezione noi. 1 commento

CI fosse ancora la democrazia cristiana

quei giorni…

di pace sole coltivare la vite

e uno dopo l’altro gli animali

annusare le mani

carezzare i cani

poi volgere al tramonto il cuore

salutare nella vita l’amore

nella vita sul finire.

 

Teddy Bevitori

Tanti Mozart, tante palle

Posted by palledimozart on 04/10/2007
Posted in: prosa, sezione gli altri. 7 commenti

SI era indecisi se pubblicare questa pagina, o mettere soltanto il link per mandarvici. S’è scelto di pubblicarla (quanta saggezza contiene!).

La pagina viene sempre da www.leggendogodendo.com: fatevi un giro! Scritta da… se andate sul sito ve ne accorgete.

Per completare la lettura, se tenete la voglia, vi consigliamo di cliccare anche su un nuovo link che magicamente compare qua sotto, con scritto: "intervista al lettore". Amaracmand!

Lo staff (arel)

GLI SCRITTORI ESORDIENTI: UNA PIAGA SOCIALE


Il maggior desiderio dell’uomo?
Per Freud fu l’eros e per Adler il potere.
Un attento osservatore dei nostri giorni invece sostiene che in fondo al cuore di ogni essere umano campeggia impellente e prioritario il bisogno di essere “riconosciuto”, di essere notato e tramandato.
Ma non pensate al Foscolo, alle “grandi opre” eseguite in vita e meritevoli di perpetuare la nostra memoria ai posteri. Più modestamente l’uomo contemporaneo italiano, dall’insegnante all’industriale, dall’impiegato al fattorino, sogna un libro da pubblicare con un editore.
Anche se in cuor suo pensa di arricchirsi, l’ aspirante scrittore è disposto a pagare in banconote il parto della propria mente. (E questo spiega perché in Italia ci siano oltre cinquemila editori)
Pur sapendo che i libri non si vendono e non si leggono, una folta schiera di esordienti, ogni giorno – almeno quaranta – dà alle stampe, in proprio o con un editore a pagamento, il distillato di sogni accarezzati e vezzeggiati: poesie, racconti, romanzi, autobiografie romanzate….
Azzardatevi a insospettire questi “geni” ipotizzando che i loro libri, una volta stampati, potrebbero finire tra le rotative di qualche cartiera: vi farete dei nemici a vita.
Molti di questi novelli Pasternak non hanno letto per intero un libro dal tempo del “sussidiario” nelle scuole elementari. E se vi permettete di consigliar loro la lettura di un libro, prima vi guardano di soppiatto e poi abbozzano un sorriso di autosufficienza frammisto a commiserazione. Non insistete. Sarebbe più facile tirar fuori un ragno dal buco.

Finalmente ci siamo. Dopo concitate telefonate e lettere speranzose nelle redazioni di cento case editrici, arriva la proposta di contratto: un capolavoro di arzigogoli e postille, ma il succo è che lo “scrittore” dovrà acquistare dall’editore – come contributo alle spese – cinquecento copie dell’”opera stampata”, di grande formato e al prezzo di copertina appositamente fermentato. Ma lui, lo Scrittore, è talmente esaltato che non si lamenta: in fondo – pensa – si tratta di un capolavoro ed i 15 euro di copertina li vale tutti.
Il nome è bene evidenziato, la foto a colori di cinque anni fa sovrasta, in quarta di copertina, le note autobiografiche scritte in neretto.

(Sentite come un gioviale medico e letterato aretino – il Guadagnoli – nel 1823 , è riuscito con evidente comicità a descrivere in rima questo aspetto ridicolo dello smanioso scribacchino:
qualsivoglia scrittore, asino o dotto,
se di gloria il desio gli accende il petto,
stampa, e il suo ritratto ficcavi di botto.
Non c’è proprio niente di nuovo sotto il sole. Duecento anni fa come oggi.)

Il nostro eroe è raggiante. Pregusta la faccia di merda di quei colleghi che lo hanno sempre considerato il “signor nessuno”.
Tuttavia… nonostante l’euforia ipnotica che lo pervade, un pensiero dell’ultima ora lo turba: qualcuno potrebbe appropriarsi del suo scritto o di qualche parte di esso. Per esempio quel tratto ove è descritto l’incontro…
Ma no… niente problema… c’è la SIAE!
- Pronto, SIAE? Sono uno scrittore esordiente che sta per pubblicare il suo primo romanzo. Come posso essere garantito per la mia opera letteraria nei confronti dello stesso editore e di eventuali pirata?-

Ancora 200 euro e ogni timore è dissolto: il timbro a secco della Siae sarà impresso nel frontespizio…Sembra che il mondo sia lì, con il fiato sospeso, ad attendere l’evento.
Anche i familiari non vedono l’ora che avvenga questa “uscita”, perché l’insofferenza e l’attesa spasmodica stanno rendendo il Nostro irascibile e intollerante.
E lasciamolo lì a fantasticare.

Per rendervi conto del fenomeno vado a spulciare nell’archivio della mia casa editrice per sciorinarvi un piccolo estratto delle migliaia di lettere arrivate per posta o per e-mail. Estrapolo tra le ultime:

Ecco l’atto uficiale col quale ti nomino :
oggi, 12.12.2003 dichiaro di aver ceduto il 50% dei diritti d’autore sulle opere consegnate a Felice Scipioni editore, in cambio della somma anticipata a me medesimo di euro 3.000 da accreditarsi con bonifico on line intestato a (segue nome e cognome ) e pagabile presso qualunque ufficio postale.
Tutto il materiale verrà da me spedito in cd a mezzo posta assicurata al destinatario entro il 31.12.2003.
E che Dio ci aiuti, ormai sei proprietario di me stesso, trattami bene, ora ci attende una festa solenne il prima possibile.
La firma che suggella l’e-mail è di persona a me sconosciuta e che qualche tempo prima mi aveva chiesto telefonicamente di poter spedire in visione alcuni suoi testi.

17 dicembre 2003, per e-mail:
Sono una donna di 33 anni, mi chiamo Antonietta….indovinate un po’? Ho appena scritto un libro! È nato come un miracolo questo mio piccolo Tesoro, il mio primo libro. …Spero vivamente di ricevere una risposta positiva al più presto, perché io fremo.
P.S. Credo che il mio libro meriti di uscire in tutta Italia, quindi preferirei che mi informaste sulla vostra estensione. Grazie. Antonietta

Nello stesso giorno, sempre per e-mail:
Cari Scipioni, vi scrivo nella speranza- certezza di trovare delle persone disponibili, non i soliti direttori editoriali dagli occhi di ghiaccio e dal grilletto facile. I miei matematici sforzi di trasformarmi da un idiota che imbratta dei fogli a uno scrittore forse stanno dando qualche risultato. Qualche tempo fa ho partecipato a un concorso per giovani presunti e presuntuosi letterati, così per provare, l’importante è partecipare, si dice così. La giuria dei folli però non lo sapeva, che io avevo partecipato così, solo per il gusto di provare, che l’importante è partecipare, si vede che non lo sapeva e ha decretato:
il racconto vincitore ha convinto le giurie….
Io sono rimasto davvero sorpreso quando ho sentito sulfureo, quando ho sentito una professoressa, alla premiazione, venire lì a dirmi sottovoce che quelli della giuria critica hanno votato praticamente all’unanimità per il mio racconto, erano tutti estasiati dalle mie soprannaturali capacità, dal direttore di collane e braccialetti dell’Einaudi, al direttore del Giornale, tutti che dicevano “altro che un gradino, questo qui è un pianerottolo sopra gli altri”, ma davvero?, gli ho chiesto io alla professoressa e lei sì, sì davvero.
Adesso ho per le mani un romanzo, che ho scritto prima del racconto. Posso spedirlo a voi, il romanzo? Saluti. Pietro
Vi garantisco che anche in questo ultimo caso (clinico) non ho aggiunto nè tolto una sola virgola.
Chi dice che fare l’editore non è divertente?
Oltre cinquecento lettere di questa fatta, pervenute nell’arco di un anno, sono a disposizione (privacy permettendo) degli increduli e dei curiosi.
E ringraziamo il cielo di essere piccoli! Vi lascio immaginare quello che accade nelle redazioni delle grandi case editrici.
Ad una Signora che si lamentava di non riuscire a trovare un editore per dare corpo alle sovrabbondanze del cuore in piena, Indro Montanelli rispose: “Troppi ‘cuori’ hanno preso ‘forma cartacea’: sarebbe stato meglio, invece, se fossero rimasti nei petti” (Corriere della Sera, 20/07/200).

Mi si dirà: ma che male fanno questi esseri bisognosi di lasciare, per i vivi e per i morti, una traccia del loro percorso sulla terra? È umano e comprensibile che molti di noi, all’approssimarsi dell’ora fatale, ripetano il grido oraziano “non omnis moriar!”. Non si possono sdradicare i sogni dalle coscienze. Sì, è vero! Infatti non chiedo un patibolo per i 170.700 scrittori ufficiali italiani ( cfr. Banca dati Alice del 12 dicembre 2003), anche se a questa cifra si debbono aggiungere altri 200.000 “clandestini” e più di 500.000 scrittori “in pectore” , cioè quelli che sono alla ricerca di un editore o che si apprestano a dare alle stampe in proprio i palpiti di un cuore trafitto, abbandonato in un cassetto.
Però…Dio ce ne scampi e liberi dalle persone che hanno scritto più di quanto hanno letto! Quasi un milione di scrittori a fronte di qualche centinaio di migliaia di lettori “forti”!
Questa falange tumultuosa costituisce in molti casi una vera “piaga sociale”. Per varie ragioni:
- Chi scrive molto (e legge poco) soffre sovente di una sorta di megalomania che occulta ai suoi occhi il valore delle opere prodotte dai “concorrenti” (si chiamino pure Proust o Calvino, poco conta), e così facendo non si può certo dire che offra un buon servigio al mondo della cultura. La pletora dei prodotti cartacei, offerti gratuitamente, contribuisce a svilire la merce libro.
- Non pochi scrittori sono egocentrici ed hanno la tendenza a non leggere gli altri scrittori. A loro basta tenerli d’occhio, sorvegliarli. Più libri scrivono, più montano in superbia, peccato capitale e antisociale.
- La mediocrità degli scritti che giungono alle varie case editrici non funge da deterrente alla pubblicazione degli stessi, in quanto quasi tutti gli editori vivono pubblicando a pagamento proprio questo tipo di libri che nuoce al mercato librario (si ricordi che un libro su due è destinato al macero) e all’immagine dell’editoria in generale.
Per tanti velleitari esordienti di nessun valore, quanti veri scrittori si celano nel silenzio della loro modestia e consapevolezza, che li spinge a non esporsi? Quello che manca alla maggior parte degli scrittori in erba è proprio la modestia, il saper accettare i propri limiti, la volontà di migliorare.

I grandi scrittori ci hanno insegnato che nulla è tanto misterioso quanto l’atto della creazione artistica, e come a volte siano necessari mesi, anni addirittura, di meditazione e autocritica, per giungere alla stesura definitiva di un lavoro degno di considerazione. Pensate ai Promessi Sposi: quaranta anni di incubazione e riletture assidue.
Come rispondere quindi a quello scrittore esordiente che in un’altra mail affermava di aver scritto “dodici romanzi, un centinaio di racconti e circa mille poesie”? Forse ricordandogli la produzione di un Ippolito Nievo o di un Italo Svevo, tanto esigua al suo confronto?

Un altro drappello, neanche tanto sparuto, sceglie di fare lo scrittore per guadagnare soldi. Guardatevi da costoro. Sono i più pericolosi. Ad essi rivolgerò le parole di un genio, Miguel de Cervantes:
“Una delle maggiori tentazioni del demonio consiste nel convincere un uomo a scrivere e far stampare un libro con l’intento di ottenere denaro”.
Altro che ricchezza e fama! Di sicuro, tanta “fame”.

Palle raffreddate

Posted by palledimozart on 29/09/2007
Posted in: poesia, sezione noi. 1 commento

EL FREDUR

 (per ascoltare la poesia dalla melliflua voce di Mincio in persona, clicca qui)

Ier sera le vegnì a cà mia

En me amìch

El sietàa a bistömà perchè la su dòna

La gh’ìa fàt en bröt-e-schèrs

E lü, puarì, el gh’èra restà mal.

Me ò pruà a diga de mia preocüpàs

Che le dóne le vè e le va

Cuma el fredùr a senèr

Ma lü la l’à mia capìda.

G’ò idea ch’el sape turnà a casa

L’abe sircà l’Aspirina endapartöt

E, visto che la la catàa mia,

L’abe scrìt öna poesia.

 

IL RAFFREDDORE: Ieri sera è venuto a casa mia/un mio amco./Continuava a bestemmiare perché la sua donna/gli aveva fatto un brutto scherzo/e lui, poverino, c’era rimasto male./Io ho provato a dirgli di non preoccuparsi/che le donne vanno e vengono come il raffreddore a gennaio/ma lui non ha capito./Penso che sia tornato a casa/abbia cercato l’Aspirina dappertutto/e visto che non la trovava/abbia scritto una poesia.

Chi ha preso le Palle di Mozart?

Posted by palledimozart on 26/09/2007
Posted in: poesia, sezione noi. 1 commento

Pubblichiamo questa poesia, per celebrare l’uscita di un grande libro: Chi ha preso l’uccello, già dal titolo tutto in linea con la politica delle palle di mozart. Andate pure a vedere chi lo pubblica su www.leggendogodendo.com, magari usate il link che è sempre stato sul fianco sinistro di questa pagina.

CIAO CIAO CIAO

La Staff (ilata)

La sera scorsa, un povero uccelletto,
ferito dalla fionda di un maschietto,
venne tremante, con un’ala offesa,
a rifugiarsi in un’ antica chiesa.
Insanguinato e afflitto dal dolore,
cercava aiuto in casa del Signore!

 

Dalle tendine del confessionale
il prete vide l’animale,
e avendo ormai notato che di fuori
c’erano non so quanti peccatori,
richiuse le tendine interamente
e si rimise a confessar la gente.
Ma una donna, notato l’uccelletto,
lo prese al caldo e se lo mise in petto.
(allora si sentì un lungo cinguettio; ci-ci ci-ci ci-ci…)

Il prete, sbalordito a quel rumore,
il ruolo abbandonò del confessore
e scuro in volto, peggio della pece,
s’arrampicò sul pulpito e poi fece:
“Fratelli, chi ha l’uccello, per favore,
vada fuori dal tempio del Signore!”

I maschi, tutti quanti in una volta,
s’alzaron per andar verso la porta,
ma il prete, a quell’errore madornale,
“fermi – gridò – mi sono espresso male,
tornate indietro, statemi a sentire,
sol chi ha preso l’uccello deve uscire.”

A testa bassa e la corona in mano
cento donne s’alzarono piano piano,

ma appena accortosi del nuovo errore
“ferme – rigridò il prete – per favore,
intendo dir con voce chiara e stesa,
esca sol chi l’uccello l’ha preso in Chiesa.”
A questa frase, nello stesso istante,
le monache si alzaron tutte quante
e con la faccia piena di rossore
lasciarono la casa del Signore…

 

“O Santa Vergine” Escalmò il buon prete,
“Fatemi la grazia se potete”.
Poi “Senza fare rumore, dico, piano piano,
si alzi soltanto chi ha l’uccello in mano”.

Una ragazza che con il fidanzato si era messa
in un angolo appartato sommessa
mormorò con il viso smorto:
“Che ti dicevo? Hai visto, se ne è accorto!”.

 

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